Lucca - anche un oroglogio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno

Torre delle oreSono nato a Lucca, ma vivo nel contado. Sembra questa una affermazione di qualche secolo fà ma rispecchia molto di quello che si percepisce, oltre al caldo afoso del giorno e al tiepido venticello che allieta la notte in questa estate del 2010.
Un tempo esisteva il libro d'oro conseguenza della rivolta degli straccioni e successivamente delle leggi martiniane. Era da poco passata la metà del 1500. Qualche decina di anni e quattro secoli dopo, cioè oggi, di quel libro d'oro sono rimaste radici, tronchi, rami e nuove foglie vegetano. Aleggia sogghignando tra le alberate mura.
Questi azzardati o quantomeno arditi riferimenti storici, per introdurre ad una realtà che passa sopra ai tempi moderni, alle ideologie ormai dissacrate, alle contrapposizioni politiche oggi sempre più stonate. Un modo di concepire tradizione che prescinde da qualsiasi distintivo di partito o di schieramento di destra o  di sinistra, che sono dall'una e dall'altra parte armati di quello strano ricordo, che nei più non c'è, ma che suona ogni giorno il suo torpore senza che il tempo scalfisca, muti o condizioni il presente e il futuro di Lucca.
Una città nata secondo alcuni come insediamento ligure, o etrusco per altri, ma poi sviluppatasi come città romana, diventa capitale del ducato longobardo della Tuscia per poi svilupparsi come Comune ed infine come Repubblica. Indipendente.
Capeggiata da quella parola latina, Libertas, donataci l'8 aprile 1369 dall'imperatore Carlo IV che liberò Lucca ed i suoi territori dalla dominazione pisana. A quel tempo ci volle uno straniero così potente per restituire la libertà a Lucca, ma furono anche i lucchesi a cercarla.
Oggi chissà se basterebbe una tale potenza, o cosa ci vorrebbe per vincere sul dominatore e il miope asservito. Proprio altri tempi!
Sono anni che niente si evolve. E molti sono gli esempi da portare in campo. Come se cambiare per evolversi fosse dissacrare qualcosa che ormai relega Lucca a mera città di provincia. Stancamente inserita nel tessuto economico. Immobile a guardare se stessa mentre l'erba sgretola le sue mura. Un piccolo villaggio ormai preda e in balia delle acque del Serchio che trascinano tronchi dalla Garfagnana verso la piana, e dai venti che di scorribanda in scorribanda spirano da Firenze verso la Versilia in andata e ritorno. Ahimè identità perduta.
Comunque sia, caro mio lettore che con pazienza, ripercorrendo queste righe, tradurrai le allegorie portate dal venticello notturno di questa estate, anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno (H. Hesse) e di questo purtroppo molti lucchesi ne vanno orgogliosi, e molti di più ormai non guardano più nemmeno quell'orologio  perchè è sempre fermo, ricorda un tempo che fu, ma non è utile a nessuno.
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